Programmato come una partita di quattro giorni, tutto questo è stato fatto e rispolverato non molto tempo dopo la ripresa del gioco nel Day 3, con l’India che ha aggiunto solo 44 punti alla posizione notturna di 156 su 6 prima che gli apritori australiani superassero i 25 punti necessari per la vittoria in meno di 5 over.

Anche se lo storico campo WACA è stato recentemente rinnovato, con l’aggiunta di varie strutture comunitarie, per quanto riguarda il campo si è trattato di plus ça change, plus c’est la même choose. Il problema fondamentale è che è difficile battere, a meno che non ti trovi ben posizionato, rimanendo intatto. In risposta al modesto primo inning dell’India di 198 punti, il quarto wicket stand per l’Australia di 128 di Ellyse Perry e Annabel Sutherland che illustra questa caratteristica; degli altri nella squadra, solo le code Alana King e Lucie Hamilton sono riuscite a raggiungere i venti.

La 24enne Annabel Sutherland, tra l’altro, sta minacciando di fare una lunga baldoria Bradmaniana – nelle ultime tre partite ha ottenuto punteggi consecutivi di 210, 163 e 129 (segnando a 82,0, 63,2 e 75,4 su 100 consegne), in questi secoli contro Sud Africa, Inghilterra e ora India (ed espulsa solo due volte per meno di 15 nei suoi 10 inning di prova, quelle sono le sue prime uscite quando era nell’ordine inferiore).

Per l’India, nel loro primo inning l’ex prodigio Jemimah Rodrigues (che ora ha 25 anni) ha segnato un cinquanta provocatorio (il suo colpo è finito su 52) mentre solo altri due sono arrivati ai trenta: l’apripista, Shafali Verma che raramente è riuscita a iniziare nei suoi 12 inning di prova finora (in media 55,2 con uno non su 24), più Kashvee Gautam ben in basso nell’ordine che è rimasto imbattuto.

Mentre la seconda volta solo due delle batswomen indiane sono andate oltre 14: Pratika Rawal al numero 3 con un inning generalmente macinante di 63 (essendo l’ultima ad essere espulsa) e Sneh Rana con 30 al numero otto. (Non sopporto il termine “pastella”: per prima cosa sa di fish and chips, per un’altra sa di dare ai giocatori di bowling un pestaggio continuo… forse fino alla loro morte!)

La coppia di velocisti del braccio destro e sinistro composta da Darcie Brown e la giovane Lucie Hamilton ha fatto buon uso di questo campo e della palla rosa, e si è combinata bene con Sutherland a un livello leggermente inferiore alla media veloce, per eliminare le batswomen specializzate dell’India in entrambi gli inning.

Sul campo WACA, le partnership sono ancora più vitali per il successo che altrove, e l’India non è riuscita a gestire niente di meglio di uno dei 43 nel primo inning, questo per il sesto wicket, e 50 per il settimo wicket nel secondo inning. Come accennato in precedenza, la tribuna del secolo dell’Australia è stata, in effetti, una partita vincente data la natura del campo.

Sfumature del test maschile Australia vs Inghilterra su questo terreno nella recente serie Ashes, quando la partita si è conclusa in 2 giorni interi, con solo tre over di spin consegnati in totale. Il campo utilizzato per questa particolare partita è stato variamente descritto come dotato di “una sana spolverata di erba”, “una spessa copertura di erba” e “speziato” – aiutando fortemente il rimbalzo sia per il ritmo che per gli effetti. Le difficoltà per la battuta sono state esacerbate dall’uso della palla rosa per adattarsi a un formato giorno-notte, anche se questo si è rivelato controproducente per attirare gli spettatori a terra con la partita che non si è estesa molto fino al Day 3. Una folla di 3.440 persone si è presentata per il Day 1 e 3.680 per il Day 2, che non è più di circa un terzo della capacità del terreno (senza installare posti a sedere temporanei). Duemilatrecento si sono avventurati per il terzo giorno troncato.

Ci si aspetta che l’arbitro della partita dell’ICC (un australiano di nome Kent Andrew Hannam) consideri almeno questa proposta come “soddisfacente”. Questo nonostante il commento dal vivo sulle espulsioni incorporato nella scorecard ESPN che contiene, abbastanza frequentemente, frasi come “Lei non riesce – a volte non riesce – a superare il rimbalzo”, “è corta e si impenna”, “a causa della portanza extra sulla superficie”, “la palla si forma tardi”, “con qualche forma tardiva aggiuntiva” e “frizzante… lancia, afferra e calcia”. Può essere considerato un gioco giusto giocare una partita di prova sulla superficie intrinsecamente difficile del WACA quando fa parte di una serie di cinque o anche tre partite, ma come partita una tantum e con condizioni fortemente favorevoli alla squadra di casa sa di abilità nel gioco, se non di essere addirittura ingiusto.

È interessante notare che la squadra maschile australiana ha costantemente favorito la selezione di giocatori di bowling al WACA a scapito dello spin (almeno negli ultimi tre decenni), Shane Warne e Stuart MacGill sono state le notevoli eccezioni e anche loro di solito hanno avuto rendimenti modesti. La squadra ha disputato lì 17 test nel nuovo millennio, l’ultimo nel 2017/18 prima che il cosiddetto “Perth Stadium” diventasse una scelta obbligata: vincendone 10 e perdendone solo 4 (tre volte contro il Sud Africa, e mai contro l’Inghilterra nei cinque incontri). Mentre la squadra di test femminile australiana ha giocato solo altri due test al WACA dal 2000 in poi (nel febbraio 2024 e nel gennaio 2014).

E i pregiudizi non si limitavano alla partita stessa. La copertura televisiva messa in piedi da Fox Cricket ha offerto agli spettatori delle sessioni di dibattito sgradevoli – anzi vergognose – durante le pause, con gli australiani che monopolizzavano la “discussione”. In realtà non si trattava certo di una discussione nel senso comune del termine; molto più simile a un fervente club di tifosi australiani, con Mel Jones in prima linea tra i pochi presenti (anche se con l’ex giocatore dell’Inghilterra Test, Lauren Winfield-Hill tra le quinte).

Incoraggiati dal trionfo totale dell’Australia sull’India nelle tre serie di partite ODI appena completate, i relatori tubavano – fino alla nausea – del “suo meraviglioso bowling, del fatto che l’India si trovasse in ogni sorta di guai”, della “sua meravigliosa battuta, semplicemente della sua potenza…” e così via, e così via. Cominciai a chiedermi se si rendessero conto che c’erano davvero due squadre in competizione sul campo, tanto che l’India era diventata senza volto in quelle chiacchiere gongolanti e innamorate.

Una nota positiva per concludere: Ellyse Perry, una Sydneysider (a parte un recente periodo vissuto a Melbourne, ora tornata a casa) che ha segnato 76 punti al numero 3 in questa partita, è un modello da emulare con la mazza in mano nella piega. Anche la 26enne Laura Wolvaardt, residente dalla nascita di Cape Town, e l’aggraziato e potente mancino indiano Smriti Mandhana sono di altissimo livello (idem, l’ex altamente coerente test run-maker, Charlotte Edwards dell’Inghilterra).

Sebbene Perry, secondo me, sia un gradino più in alto rispetto a tutti e tre, oltre ad essere considerevolmente più esperto a livello di test rispetto a quei due contemporanei. A parte le sue eccellenti statistiche – 24 inning di prova, 7 non eliminati, con una media di 59,2 con 2 secoli (uno è un doppio) e 5 cinquanta – Perry è una creatrice di fuochi di stampo classico. La sua mazza è verticale o orizzontale, raramente qualcosa nel mezzo, costruendo il suo inning con un paziente, anche se spesso piuttosto impegnato, che inizia a spingere i singoli. Lo consiglio vivamente: non perdete l’occasione di vederla in azione!

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